In qualsiasi lavoro io faccia sento sempre di non essere abbastanza, di non sapere abbastanza, come un pesce che cerca di arrampicarsi su un albero. Un modo curioso di cominciare. Beh, ma nel corso degli anni ho scoperto me stesso, nel bene e nel male, e ciò che mi piace fare nella vita personale e nel lavoro.

Per fortuna, e credo non per merito, ho lavorato con persone che mi hanno insegnato moltissimo e mi hanno dato l’opportunità di lavorare nella tecnologia. E così sono riuscito a conciliare una sindrome dell’impostore cronica con un interesse genuino per ciò che faccio. Imparare in questo campo è diventato un piacere.

Subito dopo «Attention is All You Need» e prima di GPT-3, ho deciso di buttarmi a capofitto in un master post-laurea in Data Science e IA, sostenendo che «sarebbe stato divertente». Col senno di poi, non lo è stato. Ciononostante, ho davvero imparato moltissimo. E, poco dopo, ho avuto di nuovo la fortuna di poter lavorare con l’IA e sull’IA. Da allora seguire tutto ciò che succede, riflettere e imparare il più possibile è diventato quasi un’ossessione. Non (solo) perché continuo a pensare di non sapere abbastanza, non solo perché mi piace, ma perché mi sento un paparazzo che fotografa, a raffica, un vero e proprio tsunami. Uno tsunami che da quasi 80 anni cresce, si congela e torna a crescere. Forse, come società, sarà possibile ricostruire in modo creativo dopo il suo passaggio (wink wink Schumpeter). Forse non è nemmeno uno tsunami, ed è qualcosa di più positivo. Di certo lo sto seguendo e continuerò a seguirlo.

Un’onda altissima si incurva su tre barche, con il monte Fuji in lontananza, nella xilografia di Hokusai.
Katsushika Hokusai, La grande onda di Kanagawa, 1830–1832 circa. · The Metropolitan Museum of Art, New York

Per questo, dato che mi manca scrivere, e dato che il costo opportunità di scrivere questi ramblings su carta, la sera, è più basso che riattivare il podcast (o crearne uno nuovo), voglio che questo spazio sia il luogo in cui condividerò le mie note, soprattutto sull’IA, fermi restando gli articoli che scriverò per altri media.

A proposito, un buon caso d’uso per la suddetta IA è la traduzione, per cui tutto ciò che pubblicherò sarà tradotto in tutte le lingue di questo sito. Lo faccio per comodità, per incompetenza (non so scrivere in giapponese) e perché mi diverte un po’ il fatto che qualche anno fa sarebbe stato impensabile. Per questo, tutte le traduzioni porteranno la dicitura «Scritto da un essere umano, tradotto dall’IA». A volte sarò tecnico, a volte no. Il mio impegno (con me stesso) è che questi testi saranno scritti esclusivamente da me. A presto.